Il Sole 24 ORE 24 Marzo 2001
 
Le norme sugli inceneritori frenano il recupero della plastica

 

MILANO - Il riciclaggio è una delle soluzioni per ridurre la spazzatura. Ma le norme rendono difficile il recupero dell’energia contenuta nella plastica, ottenuta dalla parte più pregiata del petrolio. Per un Paese come l’Italia che dipende dalle importazioni di greggio, la plastica potrebbe dare un contributo interessante sul fronte dell’energia e un aiuto su quello dell’ambiente. Dopotutto, un chilo di plastica ha 15mila chilocalorie, più del gasolio. Ma quando viene bruciata per produrre energia (il cosiddetto Cdr, cioè combustibile derivato dai rifiuti previsto per affrontare l’emergenza-Campania), la plastica è soggetta alle normative severissime dei rifiuti, e non a quelle “normali” dei combustibili.
 Ne sanno qualcosa all’Enel: più volte alcune centrali alimentate a carbone hanno provato a miscelare al combustibile anche la plastica. I risultati sui fronti energetico, tecnico e della qualità dei fumi, meno inquinanti rispetto ai combustibili convenzionali, sono stati eccellenti. Ma le sollevazioni popolari (“Non vogliamo che vicino a casa nostra si bruci immondizia”) hanno fermato più volte le sperimentazioni.
 E’ questo uno dei problemi emersi durante una delle “audizioni” promosse dal Corepla, il consorzio di riciclaggio della plastica aderente al Conai. Il settore del recupero della plastica, nel quale operano 500 aziende di raccolta, 175 di riciclaggio e una sessantina di centri di selezione, ha ottimizzato e reso più economico il servizio: se nel ’96 recuperare un chilo di bottiglie di plastica costava 2.194 lire, oggi costa circa 451. Ed è stato raggiunto l’obiettivo di recuperare il 15% degli imballaggi di plastica previsto dal decreto Ronchi sui rifiuti.
“La domanda di Pet, la plastica delle bottiglie, è molto buona e ormai è un business per le imprese”, osserva Cesare Spreafico, direttore del consorzio Corepla (da segnalare che l’Italia è prima in Europa nella raccolta di Pet con 70mila tonnellate annue). Esemplare la vicenda degli imprenditori campani che in autunno hanno avviato in provincia di Caserta l’Erreplast, una delle aziende più interessanti sul fronte del riciclaggio delle materie plastiche, diventato uno degli strumenti per ridurre la crisi ambientale della Campania.
“La combustione non è una soluzione, ma una delle soluzioni, che vanno integrate fra loro”, aggiunge Spreafico. “Si potrebbe defiscalizzare il ricorso a combustibili alternativi o incentivare chi usa nei suoi cicli industriali prodotti di riciclo: soluzioni semplici per rinforzare e far crescere un mercato fragilissimo come quello del recupero”.
Dalla plastica alla carta. Secondo il rapporto ambientale dell’Assocarta, il tasso di raccolta in un anno è aumentato di due punti percentuali, passando dal 33,2% del 1998 al 35,2% del 1999. E’ invece leggermente peggiorato il tasso di utilizzo: nello stesso periodo la percentuale è scesa dal 49,9% al 49,1 per cento.
 Nel settore del riciclaggio non mancano i casi di eccellenza. Accade a Brescia, dove l’Asm con i rifiuti produce elettricità ma anche acqua calda per il riscaldamento di alcuni quartieri. Oppure la Lombardia: “Abbiamo raggiunto il 35,5% di raccolta differenziata”, osserva l’assessore regionale ai Servizi di pubblica utilità, Maurizio Bernardo. Ma un caso di scuola è quello di Trieste. La Spa comunale Acegas riutilizza il 92,6% delle circa 97mila tonnellate di spazzatura raccolte ogni anno: il 12,9% è recuperato come materia (carta, vetro, plastica e così via) e il 79,7% alimenta un inceneritore a recupero di energia che produce circa 33 milioni di chilowattora. Solo il 7,4% dei rifiuti finisce in discarica.
 J.G.


CORRIERE DEL MEZZOGIORNO 13 Marzo 2001
 
Le bottiglie diventano pullover, la plastica è un business a Gricignano

 

La novità/la Erreplast è l’unica azienda del Sud che rilavora i “vuoti” d’acqua minerale. Fatturato di 11 miliardi.
 Dal nostro inviato
 GRICIGNANO D’AVERSA – Si chiama Erreplast ed è l’unico impianto del Mezzogiorno per la rilavorazione di contenitori in PET (i vuoti in plastica delle bottiglie d’acqua minerale) provenienti dalla raccolta differenziata. Un’azienda con trenta dipendenti che macina vecchie bottiglie e produce fiocchi di poliestere: vale a dire i componenti per realizzare giacche, moquette, tappezzerie per le auto, pullover di “pile”.
Un’iniziativa rivoluzionaria messa in piedi l’anno scorso da alcuni imprenditori aversani sulla base di accordi con il Commissariato regionale per l’emergenza rifiuti, il consorzio Conai e il Co.re.pla. (il consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo ed il recupero dei rifiuti degli imballaggi in plastica nato dal decreto Ronchi). L’azienda, di cui è amministratore delegato Antonio Diana, un grintoso quarantenne aversano che prevede già un incremento di fatturato per l’anno in corso, portandolo dai 3 miliardi degli ultimi tre mesi del 2000 agli 11 miliardi di fine 2001, sorge a Gricignano d’Aversa, vale a dire in uno dei territori più tristemente noti alle cronache nazionali per la brutale presenza delle organizzazioni ecomafiose. “Una contraddizione? – si chiede Diana – Certamente no. La nostra è una risposta d’impresa, altamente tecnologica, ad un’esigenza diffusa che proprio in questi giorni sta facendo conoscere i suoi aspetti più allarmanti. Ma non è così: i rifiuti possono costituire una risorsa e, forse, non tutti l’hanno ancora compreso”.
L’impianto dell’Erreplast è in grado di trattare dalle 13mila alle 18mila tonnellate annue di contenitori in PET post-consumo, ponendosi così tra i maggiori produttori europei di PET riciclato. Il ciclo prevede varie fasi di lavorazioni: dal lavaggio alla selezione manuale, dalla macinazione al controllo in automatico, dalla separazione dei residui di colla e carta all’essiccamento, da una nuova macinazione al controllo qualità. “Per quanto riguarda la Regione – aggiunge Diana – gli ultimi dati elaborati dal Co.re.pla. mostrano un netto aumento della raccolta differenziata: dalle 3199 tonnellate raccolte nel 1999 siamo passati alle 4440 tonnellate del 2000 e, con l’avvio della sottoscrizione della convenzione relativa all’accordo quadro nazionale, si prevede una raccolta per il 2001 addirittura di 6000 tonnellate. Cifre incoraggianti, che fanno innalzare le percentuali. Ma forse ancora lontane dalla reale entità del fenomeno. In Campania, infatti, si stima un recupero annuo di circa 10mila tonnellate. Ma è importante comunque – conclude l’amministratore di Erreplast – che incominci a crescere una nuova sensibilità intorno al problema”. Tanto per chiarirsi le idee anche sulla dimensione dell’affare, una balla di PET pressato (composta da circa 2500 bottiglie e del peso di 700 chilogrammi) costa 250mila lire e a fine trattamento diventa all’incirca di 525 chilogrammi, con un prezzo all’uscita di 500mila lire. Inoltre, il prodotto della Erreplast è destinato più della metà al mercato interno; per il 30 per cento a quello americano e asiatico e per il 20 per cento a Francia, Germania e Inghilterra. Insomma, un eco-business che – a Gricignano ne sono sicuri – farà certamente parlare ancora di sé.
 Angelo Agrippa


HI-TECH AMBIENTE 28 Febbraio 2001
 
Il PET rilavorato

 

In Campania è sorto un impianto per la trasformazione dei contenitori in plastica provenienti dalla raccolta differenziata
 Il quadro normativo e programmatico costituito dal Decreto Legislativo 22/97 e dal Piano Regionale per lo Smaltimento dei Rifiuti in Campania, nonché l’esistenza di un mercato nazionale ed europeo in grado di assorbire il prodotto finale costituito da scaglie di PET come alternativa al polimero vergine, hanno costituito i presupposti su cui si è basato il progetto della Erreplast, finalizzato alla realizzazione dei contenitori per liquidi in plastica (PET) provenienti dalla raccolta differenziata.
 L’iniziativa è stata concretizzata sulla base di un accordo quadro stipulato nel 1998/1999, tra il Commissariato l’Emergenza Rifiuti della Regione Campania e Consorzio Replastic, ora consorzio Co.re.pla. L’impianto della Erreplast si inserisce nel sistema integrato di recupero degli imballaggi in plastica provenienti dalla raccolta differenziata, che vede nel Consorzio Corepla (Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero dei rifiuti di imballaggi in plastica) la struttura di riferimento per la fornitura della materia prima, con il quale ha sottoscritto un contratto di fornitura triennale.
 Tale impianto è ubicato nella Zona Industriale di Aversa Nord, nel Comune di Gricignano di Aversa (Caserta), su un area attrezzata di 14.000 mq (di cui 5.000 mq coperti) e si suddivide in : area di produzione, magazzini, materia prima e prodotti finiti; area uffici e laboratorio; area locali tecnici ed impianti ausiliari. Con una potenzialità di 2500 kg/h di materia prima, è in grado di trattare dalle 13.000 alle 18.000 tonnellate annue di contenitori in PET post-consumo. Tale impianto, inoltre, prevede entro il 2000 una produzione di 5.500 tonnellate per poi raggiungere, al secondo esercizio (2001), il regime produttivo pari a 12.000 t all’anno.
 Per quel che riguarda la gestione aziendale, la Erreplast ne ha introdotto uno proprio che è in via di certificazione, conforme sia alle norme internazionali ISO 9000 che ISO 14000. In particolare, il sistema di gestione ambientale attuato è capace di garantire elevati standard di controllo per il miglioramento del proprio processo industriale.
 Un forte impegno è inoltre rivolto all’innovazione continua dei prodotti ed allo studio di soluzioni applicative nei settori industriali a maggior valore aggiunto, grazie ad una costante attività di ricerca e sviluppo.
PRODOTTI 
La gamma dei prodotti Erreplast, le cui caratteristiche qualitative sono rispondenti alla normativa UNI 10667-10668, è rappresentata da scaglie di PET denominato Ripet, suddiviso per tipologia di colore:
 Ripet L scaglie di PET da riciclo incolore
 Ripet M scaglie di PET da riciclo misto/azzurrato
 Ripet A scaglie di PET azzurrato.
 Il prodotto finito trova la sua principale applicazione come materia prima per la produzione di fiocco di poliestere. Inoltre, l’elevata qualità del prodotto in uscita, avente peculiarità molto prossime a quelle del PET vergine, consente alla società di rispondere alle esigenze di aree di mercato che prevedono l’utilizzazione della produzione in più innovative applicazioni (termoformati - blister, lastre, contenitori tristrato, applicazioni per l’edilizia, per l’auto, ecc.).
DESCRIZIONE DELL’IMPIANTO 
Completamente realizzato con tecnologia italiana, l’impianto rappresenta oggi un esempio di avanzata applicazione industriale, con caratteristiche tecnologiche proprie di un sistema completamente automatizzato ed in grado di produrre materiali di alta qualità.
 Il processo consiste nella selezione e rilavorazione di contenitori in plastica per liquidi post consumo (PET).
 Il sistema produttivo, infatti, prevede la sballatura ad umido delle balle in un cilindro vaglio con lavaggio ad acqua calda e la successiva selezione sia manuale che automatica mediante detector elettronici per la separazione degli elementi estranei e di altre materie plastiche (PVC, PE, altro).
 Segue la fase di macinazione, dopo la quale le scaglie vengono lavate in una apparecchiatura brevettata denominata “Automatic washer” dove vengono sottoposte ad una energica azione di frizione ad alta temperatura che, grazie ad una successiva prolungata fase di risciacquo in vasche appositamente progettate, garantisce la totale eliminazione di colle, etichette, ed altre sostanze estranee.
 Le scaglie così ottenute dopo un adeguato essiccamento, vengono più finemente macinate, depolverate ed inviate alle stazioni di omogeneizzazione e stoccaggio.
 L’intero impianto, controllato in automatico da un sistema computerizzato, è inoltre dotato di un complesso sistema di ricircolo che, riutilizzando le acque di processo fino al limite di salinità COD e BOD, limita considerevolmente i consumi delle acque stesse e dei prodotti chimici.
 Altre caratteristiche dell’impianto interessanti da citare sono le seguenti: capacità produttiva pari a 2.500 Kg/h di materia prima in ingresso e 2.000 Kg/h di prodotto finito; ciclo continuo di lavorazione 24 ore per 5 gg./sett.; forza lavoro composta da 5 operai/turno per 3 turni giornalieri, oltre che manutentori, magazziniere, tecnici ed impiegati, per un organico complessivo di 27 persone.
 


IL MATTINO 28 Febbraio 2001
 
La bottiglia rinasce in un maglione

 

Sorpresa: l’Italia è il paese europeo che raccoglie e ricicla più bottiglie di plastica. Nel mondo solo gli Stati Uniti ne recuperano un quantitativo maggiore. Gli ultimi dati confermano che il sistema italiano di riciclo degli imballaggi in plastica è ai vertici di eccellenza ed è tuttora in fase di espansione. Raccolta differenziata e riciclo significano anche occupazione, sia per le successive fasi di avvio al riciclaggio.
 Dal primo ottobre a Gricignano di Aversa, un piccolo centro in provincia di Caserta, è entrato in funzione il primo impianto per la rilavorazione di contenitori in pet provenienti dalla raccolta differenziata. Lo stabilimento occupa trenta persone ed è in grado di trattare fino a 18 mila tonnellate annue di contenitori post consumo, ponendosi così, tra i maggiori produttori di pet riciclato. Il Corepla, il consorzio nazionale per la raccolta, il riciclaggio ed il recupero dei rifiuti di imballaggi in plastica, intende incrementare la raccolta differenziata dei contenitori in plastica nelle regioni del Centro-Sud: l’obiettivo è raddoppiare i quantitativi, passando dal 25 al 50 per cento.
 In base all’accordo quadro tra l’Anci l’associazione nazionale dei Comuni italiani, il Conai, il consorzio nazionale imballaggi, e il Corepla, per ogni chilogrammo di contenitori raccolti in modo differenziato, il consorzio riconosce ai Comuni un contributo economico che varia da 210 a 390 lire a secondo del grado d’impurità, presente nel materiale da avviare alla rilavorazione. A fine giugno 2000 erano 350 le convenzioni sottoscritte che coprivano 2.750 Comuni per un totale di oltre 20 milioni di abitanti. Il sistema è finanziato con il contributo ambientale pagato dai produttori di materia prima, produttori ed utilizzatori di imballaggi. In un anno i contributi hanno raggiunto la quota di 230 miliardi di lire.
 La miscela non selezionata di bottiglie e contenitori in plastica viene impiegata per la produzione di oggetti per l’arredo urbano, panchine o pannelli.
 Risultati ancora migliori si ottengono selezionando le bottiglie in base al materiale di cui sono composte: pet, pvc o pe.
 Le bottiglie in pet vengono impiegate per produrre maglioni in pile, morbidissimi ed anallergici, ma anche per filati ed imbottiture. Il pvc trova impiego nella componentistica per auto e nella produzione di tubi, raccordi e altri materiali per l’edilizia, mentre il pe, il polietilene, viene impiegato per produrre sacchetti o altri flaconi e bottiglie.
 Al moltiplicarsi degli impieghi corrisponde anche una crescente richiesta di plastica riciclata. In quest’ottica il Corepla ha intenzione di attivare centri di conferimento per il recupero di imballaggi secondari e terziari della grande distribuzione e della grande industria. In un prossimo futuro la raccolta differenziata, per ora circoscritta a bottiglie e flaconi, verrà estesa a tutti gli imballaggi in plastica, come borse per la spesa e vaschette.
 Quello del riciclaggio, divenuto così importante per la salvaguardia dell’ambiente, è anche argomento di programmi e progetti scolastici.


MACPLAS Novembre 2000
 
Vuoti... pieni

 

Il 29 settembre scorso a Gricignano d’Aversa (Caserta) è stato inaugurato il nuovo impianto Erreplast per la rilavorazione di contenitori in PET (prevalentemente bottiglie per acqua minerale) provenienti dalla raccolta differenziata; il primo Centro Sud d’Italia.Inserito nel quadro normativo e programmatico voluto dal decreto Ronchi e dal piano regionale per lo smaltimento dei rifiuti in Campania, l’impianto fa parte del sistema industriale nazionale per il recupero e riciclo degli imballaggi in plastica post-consumo che vede nel consorzio Corepla la struttura di riferimento. La capacità operativa di Corepla conta 47 centri di conferimento, 17 centri di selezione e ora ai 2 centri di rilavorazione già esistenti si aggiunge Erreplast, collaborando così a realizzare nuovi processi tecnologici in grado di sostenere lo sviluppo economico conciliandolo con il recupero di fonti energetiche e la tutela dell’ambiente.
 Lo stabilimento si estende su un’area attrezzata di 15.000 m2 di cui 4.000 coperti, occupa 30 addetti ed è in grado di trattare fino a 18.000 ton annue di contenitori post-consumo, ponendosi così tra i maggiori produttori di PET riciclato. L’impegno finanziario necessario alla realizzazione dell’impianto è stato di circa 11 miliardi di lire.
 Completamente realizzato con tecnologia italiana, l’impianto è un esempio di avanzata applicazione industriale: un processo altamente automatizzato produce scaglie di PET riciclato di alta qualità, nuova materia prima disponibile per le più svariate necessità dell’industria moderna (produzione di fibra fiocco per l’industria dell’arredamento, dell’auto e dell’abbigliamento e per l’edilizia; produzione di fibra filo continuo per moquette, produzione di contenitori tristrato, termoformati, blister, tappeti in poliestere ecc.).
 Per l’anno 2000 Corepla intende favorire lo sviluppo della raccolta al Centro a al Sud del paese: obiettivo è un incremento rispettivamente del 25 e 50%. E’ opportuno ricordare infatti che il 70% degli imballaggi in plastica raccolti provengono dalle raccolte differenziate del Nord.
 Per quanto riguarda la Campania, gli ultimi dati mostrano un netto aumento della raccolta differenziata (1.956 ton nel periodo gennaio-luglio 2000 a fronte di 3.091 raccolte nell’intero 1999) e un promettente avvio delle sottoscrizioni della convenzione relativa all’accordo quadro nazionale Anci-Conai-Corepla. Risultano infatti attivi nel servizio di raccolta differenziata 447 comuni per un totale di 5.077.301 abitanti serviti. Di questi, 340 comuni sono coperti da convenzione e sono 2.400.000 gli abitanti serviti.
 La potenzialità dell’impianto è di 2.500 Kg/ora di materia prima ed è in grado di trattare dalle 13.000 alle 18.000 ton annue di contenitori in PET post-consumo. E’ prevista una produzione di 5.500 ton entro il 2000 per poi raggiungere, al secondo esercizio (2001), il regime produttivo pari a 12.000 ton all’anno.
 Completamente realizzato con tecnologia italiana, l’impianto della Erreplast rappresenta oggi un esempio di avanzata applicazione industriale con caratteristiche tecnologiche proprie di un sistema completamente automatizzato e in grado di produrre materiali di alta qualità.
 Il processo consiste nella selezione e rilavorazione di contenitori per liquidi post-consumo in PET secondo lo schema illustrato. In primo luogo viene effettuata la sballatura a umido delle balle in un cilindro vaglio con lavaggio ad acqua calda e la successiva selezione sia manuale sia automatica mediante detector elettronici per la separazione degli elementi estranei e di altre materie plastiche.
 Conseguentemente alla fase di macinazione, le scaglie vengono lavate in una apparecchiatura brevettata denominata Automatic Washer dove vengono sottoposte a una energica azione di frizione ad alta temperatura che, grazie a una successiva prolungata fase di risciacquo in vasche appositamente progettate, garantisce la totale eliminazione di colle, etichette e altre sostanze estranee. Le scaglie così ottenute, dopo un adeguato essiccamento, vengono più finemente macinate, depolverate e inviate alle stazioni di omogeneizzazione e stoccaggio.
 L’intero impianto, controllato in automatico da un sistema computerizzato, è inoltre dotato di un complesso sistema di ricircolo che, riutilizzando le acque di processo fino al limite di salinità, COD e BOD, limita considerevolmente i consumi delle acque stesse oltre che dei prodotti chimici.